MILANO GOLOSA CON ASIAN TASTE: LA GASTRONOMIA ITALIANA INCONTRA IL MONDO ASIATICO

Milano Golosa è una manifestazione gastronomica organizzata da Gastronauta® e dedicata alla produzione artigianale italiana. Nel 2019 Milano Golosa ha ospitato anche Asian Taste, un padiglione dedicato interamente all’Asia, nato dalla collaborazione di Gastronauta® con NO MAYO, la guida confidenziale ai ristoranti asiatici di Maria Pranzo.

Nelle giornate del 12, 13 e 14 ottobre 2019 è stato possibile godersi la bella cornice del Palazzo del ghiaccio di Milano per scoprire, acquistare o assaggiare i prodotti di moltissimi artigiani e produttori di nicchia provenienti da tutta Italia. Oltre a questi, numerose masterclass, dimostrazioni e show cooking.

Fra vini, birre, salumi, conserve, formaggi, paste, farine, panettoni e molto altro, Milano Golosa meriterebbe un articolo tutto per sé. E anche uno stomaco tutto per sé, data la quantità di assaggi proposti!

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Ma (c’è sempre un ma!) qui siamo su Giappone Milano, quindi racconteremo la nostra esperienza ad Asian Taste, soffermandoci in particolare sulle proposte giapponesi di questo padiglione.

Partiamo dalle prime impressioni. In questo frangente Asian Taste è l’ospite, a farla da padrona è Milano Golosa, con spazi più ampi e un numero più elevato di espositori. Ciò nonostante, l’area asiatica riesce ad avere un bello spazio masterclass, un’altro dedicato ai cooking show e al mondo beverage con vini e sake, due ristoranti dove rifocillarsi e un piccolo market. Dalle proporzioni del tutto è subito chiaro che si punta tanto su show cooking e masterclass (inclusi nel biglietto d’ingresso!).

In effetti, in programma ci sono le esibizioni culinarie di moltissimi ristoratori, anche con nomi importanti. Per il Giappone ci sono ad esempio Masaki Inoguchi di Sakeya, Fumiko Sakai del ristorante Bikini, Michele Biassoni di Iyo, Wicky Priyan, Marco Fossati di Shimokita. Non mancano anche le proposte più street, come lo show di Maido, o più popolari come quello di Luca Catalfamo di Casa Ramen.

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Girellando fra le bancarelle passiamo davanti alle kokeshi di Japan Primavera, all’oggettistica di Tenoha, a dei bellissimi kokedama (palle di verde da appendere) e ci soffermiamo in particolare su quella di Matcha Store. Il proprietario è appassionatissimo e ci spiega qualsiasi dettaglio possibile sui suoi prodotti. Ci fa anche assaggiare del tè, premurandosi che sia alla giusta temperatura; una persona davvero carina e uno stand ben fornito, con tanta varietà di tè.

Ad Asian Taste troviamo anche un importatore di coltelli giapponesi, SteelinKitchen; un mondo interessantissimo, su cui impariamo anche molti dettagli alla masterclass del secondo giorno.

Sauro Bison, chef e importatore di coltelli giapponesi, ci spiega le differenze con quelli occidentali, sia in termini di fattura, sia in termini di materiali. La coltelleria in Giappone è creata in modo parcellizzato e ogni artigiano si specializza in una singola fase del processo, così da raggiungere la perfezione o quasi. Il relatore ci dà anche delle dritte su come scegliere un coltello a seconda dell’uso che ne vogliamo fare e soprattutto su come affilarli (processo importantissimo per la vita di un coltello!). È così gentile da distribuire delle dispense dettagliate ai partecipanti, così da poter approfondire ancora meglio l’argomento, prima di investire in un una lama nipponica.

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Un’altra masterclass molto interessante è quella dedicata al sake, con Lorenzo Ferraboschi, uno dei massimi esponenti italiani nell’ambito. La lezione è super! Lorenzo è competente, ma comunque alla mano; sa spiegare argomenti complessi, come la fermentazione del riso o le diverse categorie di sake, con parole semplici e dirette, senza annoiare mai.

Una masterclass densa, ma alla portata di tutti. Fra l’altro, ci fanno assaggiare 3 tipi di sake diversissimi fra loro, per far capire a tutti quanto ampio sia il ventaglio di possibilità in questo ambito. Un ottimo lavoro di divulgazione della cultura del sake, anche se, essendo l’ora di pranzo, ne usciamo un po’ provati a livello alcolico. Per rimediare, niente di meglio di un ottimo onigiri alla piastra acquistato al ristorante di Maido. Il riso è saporito, morbido dentro e croccante fuori; bello da vedere e buono da mangiare!

Ma questo era solo l’inizio; dopo un po’ ci rendiamo conto che ad ogni show cooking, non solo i ristoratori spiegano la filosofia del proprio locale e mostrano la preparazione di una ricetta speciale, ma quasi sempre ai piatti è associato anche l’abbinamento di un vino, un sake o una birra. Alle volte anche più di uno! Un percorso interessantissimo per approfondire ulteriormente il mondo degli alcolici giapponesi, ma anche quello degli abbinamenti fra cibo asiatico e vini italiani.

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Fra masterclass e show cooking abbiamo modo di assaggiare diversi piattini. Fra questi, un particolarissimo fegato d’oca marinato nel miso bianco preparato dallo chef di Sakeya, Masaki Inoguchi, e un tataki di palamita con melanzane alla scapece, creato da Fumiko Sakai del ristorante Il Bikini di Vico Equense. Qui si gioca tutto sulla contaminazione fra Giappone e Italia, implementando la tecnica del tataki, cioè una rapida arrostitura del pesce seguita da una marinatura, a gusti partenopei come la scapece. La ricerca è tanta e il risultato ottimo.

Restando in tema di contaminazioni, di ricerca e soprattutto attenzione alla scelta della materia prima non possiamo non parlare dell’Ika Somen proposto allo show cooking di Iyo.

Si tratta di spaghettini di calamaro, impreziositi con un uovo di quaglia, caviale, germogli di daikon e zenzero. Un piatto che, per chi non è abituato alle ricette giapponesi più particolari, potrebbe sembrare strano o non attirare molto, ma che in questa veste mette d’accordo tutta la sala. Sala che, data la notorietà di Iyo, è pienissima, quindi in questo singolo caso il cibo non basta per tutti. Peccato! Per stare sicuri, come ha suggerito anche la stessa Maria Pranzo, a questo genere di eventi cercate di mettervi nelle prime file se riuscite. Solitamente il servizio parte proprio da davanti, quindi non rischiate di perdervi nulla (oltre a vedere meglio)!

Partecipa ad Asian Taste anche Wicky Priyan, con un piatto fusion che mescola ingredienti italiani e giapponesi; un particolare tataki di tonno con aromi asiatici.

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Ovviamente però Asia non significa solo salato, ma anche dolce. La pasticcera Taeko Tanoue, di Basara, prepara davanti ai nostri occhi daifuku e nerikiri. Come moltissimi dolci giapponesi, sono a base di riso glutinoso e pasta di fagioli dolce. In particolare, quelli di Taeko hanno forme floreali o che ricordano dei frutti e sono tanto deliziosi quanto belli!

L’ultimo giorno ci sono due appuntamenti solo su invito (il taglio del tonno e l’utilizzo del quinto quarto del tonno); la sala è aperta, quindi posizionandosi ai lati si riesce ugualmente a vedere. Lo spettacolo del Kaitai, appunto la sezionatura del tonno, è letteralmente impressionante. Sono 2 le persone che contemporaneamente lavorano sull’enorme animale, che ha una carne che a seconda dei tagli è rossa o rosa; quasi non sembra pesce. Ai partecipanti vengono offerti diversi assaggi, fra cui quello particolarissimo del midollo del tonno. Piccola curiosità: si beve come un chupito!

Infine, non si possono non citare i premi di NO MAYO, conferiti dall’organizzatrice in quasi una decina di categorie. Le premiazioni spaziano dal migliore concept al miglior asian cocktail bar e miglior takeaway, passando, ovviamente per miglior giapponese, miglior coreano e miglior cinese.

I vincitori sono (sottolineiamo i ristoranti giapponesi): Nagrin, Bon Wei, Kanpai (miglior cocktail bar), Serica, Basara (miglior takeaway), Quest’osteria e Ravioleria Sarpi. A ricevere il premio per miglior ristorante giapponese quest’anno è Gastronomia Yamamoto, per aver diffuso a Milano la tradizione della cucina popolare nipponica.

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In generale ad Asian Taste gli show cooking hanno davvero tenuto banco; per chi è fortemente appassionato del mondo gastronomico asiatico ed ha avuto modo di assistere a tutta la manifestazione, è stato come un minicorso intensivo di cucina e cultura asiatica. Si impara tanto e si conoscono nuovi ristoranti. Non solo; è anche un’occasione per approfittare di piccoli assaggi di piatti di ristoranti che, diciamo, non ci si può concedere esattamente tutti i giorni.

Per chi invece non è particolarmente appassionato del mondo Asiatico, consigliamo di studiare in anticipo il programma per selezionare un paio di show o masterclass che vi sembrano più adatti a voi; il resto del tempo si può passare girando fra il mercatino asiatico e fra i banchi di Milano Golosa, per scoprire mille delizie e fare acquisti. Anche qui si possono imparare tantissime cose; i produttori hanno il tempo e le energie per far conoscere i propri prodotti. A differenza di manifestazioni più grosse, in cui si lavora più sui numeri che sulla divulgazione, qui sono tutti sorridenti e pronti a rispondere ad eventuali domande.

Last but not least, encomiabile anche lo sforzo plastic free della manifestazione. L’acqua microfiltrata del gruppo Celli è gratuita e non sono in vendita bottigliette di plastica. Si può invece prendere un bicchiere di vetro all’ingresso (da rendere) per le degustazioni di vini, birre o sake e utilizzarlo anche per fare il pieno d’acqua agli stand di Acqua Alma.

Per noi sono stati 3 giorni davvero interessanti e felici. Sicuramente torneremo anche il prossimo anno, sperando che la collaborazione fra Gastronauta e NO MAYO continui alla grande!

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Ps: Per ragioni di spazio (scusate per la lunghezza dell’articolo!) abbiamo forse dimenticato di approfondire qualche punto, o citare qualche partecipante. In tal caso chiediamo perdono! Inoltre, abbiamo deciso di riportare unicamente gli eventi giapponesi, ma in realtà il programma di Asian Taste era ricco anche di eventi legati a cucine di altri paesi asiatici. Per ulteriori dettagli al riguardo visitate il sito di Milano Golosa , NO MAYO o Gastronauta.

A questo link trovate il nostro VideoRiassunto 🙂

Nello slider qui sotto invece il resto delle nostre foto!