SHIBORI LAB: UNA MATTINATA IMMERSI NEL VERDE… E NELL’INDACO!

È una grigia mattinata di ottobre, ma il sole splende comunque nelle nostre teste, perché oggi andiamo a visitare il giardino di indaco di Shibori Lab; siamo molto, molto curiosi e oggi finalmente scopriremo com’è.

Shibori Lab è un progetto guidato da Akifumi Takeshita, per tutti semplicemente Aki, che organizza workshop di Shibori, per diffondere non solo questo tradizionale metodo di tintura giapponese, ma anche un concetto di design naturale ed ecosostenibile.

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Aki ci accoglie con un gran sorriso e, nonostante le nostre mille domande, è sempre gentile e competente. È in Italia da anni ed è arrivato, dopo essersi laureato a Tokyo in Design dei tessuti, seguendo la sua passione per il design italiano. Ci spiega anche che l’ambiente italiano e quello giapponese sono molto diversi, ma che qui si trova bene. Dopo aver lavorato in uno studio di architettura, ha aperto il progetto Shibori Lab, attratto dall’idea di un metodo completamente naturale e sostenibile.

Lo Shibori prevede la legatura o cucitura del tessuto, seguita dall’immersione in bagni di colore; la sfumatura storicamente più diffusa è, appunto, l’indaco. Se faticate a immaginarvi il risultato, pensate a quei capi psichedelici, tipici degli anni ’70, colorati con il tie and dye; è l’adattamento americano di questa tecnica. Per il colore, l’indaco è quel tipo di blu noto per essere uno dei colori dell’arcobaleno.

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La tecnica Shibori ha una tradizione millenaria in Giappone, dove la tintura dei tessuti ha una storia e una cultura molto forte, ma Aki ci racconta che le piante di indaco si coltivano da moltissimo tempo anche in Italia. Qui infatti in tempi passati i tessuti tinti di indaco venivano venduti come “jeans” e spediti in tutto il mondo. Aki ha comunque deciso di portare le sue piante dal Giappone; l’indaco giapponese infatti ha più pigmenti ed è quindi più facile da usare per le tinture. Con quello italiano, per arrivare alla stessa intensità di colore servirebbero troppe piante.

Il campo di indaco di Aki si trova all’interno di Milano Green Way (Zona Romolo), un giardino aperto, gestito dalla Cooperativa Sociale Opera in Fiore, che aiuta persone con disabilità o ex detenuti. Non possiamo che iniziare la giornata con un tour della location, dove si trovano un orto, alcuni recinti con animali (come asini, capre o conigli), un chiosco e persino dei barbecue da affittare. Un bello spiazzo verde a Milano, dove poter ritrovare contatto con la natura e sentirsi per un attimo lontani dalla città. I bambini ne vanno sicuramente pazzi!

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Iniziamo poi col processo di tintura e ci dirigiamo alla parte di giardino dedicata all’indaco, che in questo momento è in fiore. Una pianta davvero molto bella, ma, contrariamente a quanto si possa pensare, per la tintura servono le foglie e non i fiori. Iniziamo quindi con la raccolta dell’indaco, del quale poi separiamo le foglie dai gambi e dai fiori.

Lavoriamo anche il tessuto, in questo caso una seta, perché l’indaco fresco attacca meglio sulle fibre di origine animale. L’indaco fermentato invece prende bene anche su fibre vegetali, ma il procedimento per estrarlo è un po’ lungo e prevede una fermentazione di almeno 15 giorni! A livello di resa estetica la differenza fra i due metodi è abbastanza importante: con l’indaco fresco si ottengono tessuti color turchese, con quello fermentato invece si ottiene un blu più profondo, appunto indaco.

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Aki conosce molto bene le piante, i pigmenti e i tessuti. Si sente nelle sue parole la passione, l’impegno e lo studio che ci mette; nonostante ciò, sa spiegare il tutto con parole semplici e chiare. Si nota anche l’amore per il suo giardino e per la natura in generale. Oltre che di tinture shibori si occupa anche di tinture con ortaggi di scarto, come carote o barbabietole. Ma non solo, di Milano Green Way lo ha colpito anche l’attenzione per il sociale di una cooperativa che cerca di fare del bene alle persone, oltre che all’ambiente.

Tornando ai nostri tessuti, ripieghiamo più volte la seta seguendo le istruzioni di Aki. Leghiamo con degli elastici le estremità e ci aiutiamo nella creazione del pattern anche con delle minuscole palline. Il concetto dietro a questo procedimento è che il colore penetrerà solo dove il tessuto non legato. Dove c’è l’elastico invece il tessuto sarà protetto e rimarrà bianco, andando così a creare geometrie o fantasie astratte. Aki ci spiega che ci sono tantissime tecniche diverse; si può cucire il tessuto con un’imbastitura, pressarlo fra tavolette di legno o avvolgerlo intorno a oggetti. La tecnica Shibori che utilizziamo oggi, con la legatura, è abbastanza semplice; se ci riesco io che non ho molta manualità, con le indicazioni di Aki possono farlo tutti!

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Una volta preparato il tessuto si torna alle piante di indaco. Dopo averle separate dal resto, le foglie vanno frullate con un po’ d’acqua. Immergiamo la seta in un catino d’acqua e aggiungiamo il “frullato” di indaco, filtrandolo con un panno. L’acqua si tinge immediatamente di verde e man mano il colore si fa sempre più intenso. Aki massaggia il tessuto per fare penetrare bene il colore fra gli strati.  La seta dapprima si tinge di un verde tenue, per poi diventare sempre più turchese.

Lo Shibori è una tecnica artigianale e quindi richiede lavoro, manualità e un po’ di tempo, ma vedere il colore che cambia di minuto in minuto è emozionante e soddisfacente. Lasciamo il tessuto a bagno nel colore e ne approfittiamo per fare una pausa a base di assaggi di peperoncini, che ci scaldano ben bene!

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Torniamo quindi dalla nostra stoffa, che oramai è di un turchese bello carico. La estraiamo dal catino, apriamo i nodi e scopriamo la fantasia che abbiamo creato. Molto bella, allegra e vivace.  Sciacquando il panno il colore viene fissato e diventa ancora più brillante. Stendiamo i nostri tessuti ad asciugare. La seta leggera, turchese, che danza nel vento è molto scenica.. peccato per la giornata grigiolina!

Ringraziamo tutti, salutiamo e ci avviamo verso casa molto contenti e con le tasche piene di peperoncini, che ci hanno gentilmente regalato dopo l’assaggio. Lasciamo il giardino con la sensazione di esserci divertiti, di aver imparato tantissimo e, soprattutto, di aver incontrato persone speciali.

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Nel periodo invernale Aki organizza circa un workshop al mese, ma le lezioni sono molto molto più frequenti quando l’indaco è di stagione, come ad esempio nel mese di ottobre. Sono laboratori super interessanti, divertenti e adatti a tutti, spesso organizzati proprio nel giardino di Milano Green Way, per cui potrete anche cogliere l’occasione di passare una bella giornata all’aria aperta. La tecnica Shibori ha radici profondamente giapponesi ed è un metodo antico e tradizionale, ma comunque in questa versione è abbastanza semplice da approcciare per grandi, piccini, designer, creativi, o anche solo persone che vogliano approfondire un aspetto culturale giapponese meno mainstream. Seguite Aki su Shibori Lab per sapere quando saranno i prossimi appuntamenti!

Qui sotto la gallery completa delle foto; a questo link invece trovate il nostro video 🙂

Per saperne di più visitate il sito di Shiborilab, oppure trovate Aki sui social network (@shiborilab)