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VERSUS

Recensione di Versus, il primo film di Ryūhei Kitamura. Una vagonata di cafonaggine che parte dagli anni 2000 e arriva a oggi senza invecchiare nemmeno un po’.

Ryūhei Kitamura, regista di Versus, nato ad Osaka nel 1969, è uno dei pochi film-maker del Sol Levante ad essere riuscito ad approdare, con discreto successo, negli Stati Uniti. Dopo due cortometraggi, Heat After Dark e Down to Hell, questo suo primo lungometraggio lo consacra come uno dei massimi esponenti del genere action e horror.

La Trama

Due giovani criminali appena evasi dal carcere fuggono in una foresta in attesa di essere soccorsi dai loro complici. Ciò che non sanno tuttavia è che quella è la Foresta della Resurrezione, ossia il 444esimo portale che collega la Terra con l’Aldilà dove i morti possono tornare in vita, e che la loro presenza in quel luogo fa parte di un piano ben preciso per risvegliare il potere dell’oscurità.

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Versus: un perfetto esempio di shōnen cinematografico

Va subito detto che, per quanto la trama di Versus non sia affatto debole, essa non rappresenta altro che un pretesto. Pretesto con cui Kitamura mette in scena, in appena due ore di film, una carrellata convulsa di combattimenti all’ultimo sangue, power up mistici, armi da taglio e da fuoco variegate che sembrano uscite da Final Fantasy VII e personaggi sopra le righe e stereotipati (ma non per questo privi di caratterizzazione), dal poliziotto demenziale al villain badass che sarà protagonista dello scontro finale, passando per l’antieroe protagonista.

E la bravura di Kitamura con Versus sta proprio in questo, nel riuscire con successo in quella che a conti fatti è la perfetta trasposizione cinematografica di uno shonen manga in cui gli ingredienti dell’horror splatter, degli yakuza e dei chanbara movie, del fantasy e del cinema di azione e di arti marziali tipicamente orientali, si mescolano sapientemente con elementi del cinema d’Occidente. Impossibile infatti non notare come alcune scene attingano a piene mani a Matrix dei fratelli Wachowski e all’immaginario di Evil Dead di Sam Raimi – e chissà che l’idea delle porte dell’Inferno non sia stata presa in prestito proprio dall’Aldilà del maestro Lucio Fulci.

Versus: Intrattenimento visivo puro e semplice

Versus è solo ed esclusivamente questo: appaga gli occhi e gli appetiti dello spettatore che cerca due ore di combattimenti tamarri e ultraviolenza gratuita. Delizia con richiami ai generi più tipici del cinema giapponese e citazioni di altre saghe cinematografiche ben più famose, e lascia quel retrogusto di piacevole insoddisfazione con un plot twist finale, forse scontato ma sicuramente azzeccato, ma non intende fare nulla di più.

Non c’è la volontà di innovare né di stravolgere un genere, quello di azione, che troppo spesso sembra essere arrivato al punto di aver esaurito la sua funzione, ma anzi quella di celebrarlo ed elevarlo alla sua forma più pura, priva di ogni elemento di troppo. L’esilità della trama può apparire un difetto, ma assume un valore ben diverso se intesa come scelta ben precisa, presa per non appesantire un’opera che vuole essere semplicemente fonte di estasi visiva.

Conclusioni

Con una regia frenetica e veloce ma senza sbavature, un ritmo incalzante, effetti speciali più che all’altezza e una colonna sonora sincopata capace di scandire ogni momento del film, Kitamura sopperisce al basso budget – appena diecimila dollari – con i quali ha girato il film, sfornando una pietra miliare fin troppo sottovalutata del cinema horror e d’azione moderno.

Non ci resta dunque che abbandonare ogni pretesa di sorta, goderci le due ore di scontri all’ultimo sangue di Versus e infine riflettere su una piccola provocazione: alla luce dei numerosi dibattiti aperti recentemente sulla qualità di alcuni live action che hanno riprodotto con attori in carne e ossa alcuni dei manga o degli anime più amati dal pubblico, avrebbe ancora senso discuterne se ognuno di questi progetti fosse stato affidato a Kitamura?

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Francesco di Giacomo

Amico, appassionato, membro della community e Contributor per Konbini Tales

Romano di Roma, sono da sempre appassionato di fumetti, letteratura, cinema e musica, con una predilezione per tutto ciò che proviene dal Sol Levante. Nel tempo libero lavoro.

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